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In questa sezione possono essere lette le interviste realizzate dall'Agenzia di comunicazione sociale sul carcere "Equal Pegaso".


  Intervista ad Alberto Quattrini, referente di Mareco Luce srl per l'attività di assemblaggio di materiale elettrico presso la Casa Circondariale di Forlì
(Bertinoro -FO-, ottobre 2006)

Da Febbraio 2006 quattro detenuti della Casa Circondariale di Forlì stanno seguendo la sperimentazione di un’attività lavorativa interna al carcere per favorire l’ inserimento nel mercato del lavoro una volta scontata la pena.
La sperimentazione è stata resa possibile dalla cooperazione tra Mareco Luce s.r.l., Casa Circondariale di Forlì, Téchne, Cooperativa San Giuseppe e Direzione Provinciale del Lavoro.
Abbiamo intervistato l’Ing. Alberto Quattrini della Mareco Luce srl. l’impresa committente del lavoro affidato nella sperimentazione.

Ing. Quattrini, in che ramo di attività opera Mareco Luce? Qual è il ruolo dell’azienda nella sperimentazione?

Mareco Luce opera nella produzione di sistemi di illuminazione da esterno per giardini, cortili, parchi pubblici, illuminazione stradale, ecc. Nella sperimentazione con il Carcere di Forlì, Mareco Luce è l’impresa che commissiona e garantisce il lavoro ai detenuti. Inoltre, in fase di avvio del progetto la nostra azienda si è occupata dell’ allestimento dei locali destinati all’attività lavorativa (messi a disposizione dalla Direzione del Carcere), provvedendo anche alla fornitura delle attrezzature e degli arredi necessari.

Chi sono i detenuti coinvolti?

I detenuti che partecipano alla sperimentazione sono stati inizialmente quattro, di cui un italiano e tre extracomunitari. Nel corso della sperimentazione alcuni detenuti coinvolti sono stati scarcerati e si è verificato un turn over degli addetti all’attività lavorativa. Attualmente sono tre.

In cosa consiste l’attività lavorativa?

Si tratta di un’attività di cablaggio di apparecchi elettrici per l’illuminazione. Mareco Luce fornisce alla Cooperativa San Giuseppe (cooperativa che assume direttamente i lavoratori detenuti e si occupa dell’accompagnamento del gruppo di lavoro, n.d.r.) i singoli componenti (il materiale grezzo) ed un modello di riferimento (un esempio di prodotto finito). Mareco Luce porta il tutto nel laboratorio interno al carcere. Lì i detenuti assemblano i singoli pezzi e realizzano l’unità elettrica, entro le scadenze fissate da Mareco Luce. I detenuti lavorano in autonomia rispettando gli orari di lavoro concordati con la Cooperativa San Giuseppe.

Quali sono gli aspetti di positività riscontrati?

L’ affidabilità e l’impegno dei detenuti, sono sicuramente gli aspetti più significativi. Infatti i detenuti stanno progressivamente costruendosi una buona professionalità, potenzialmente spendibile nel mercato del lavoro una volta concluso il regime detentivo. Pensi che, se all’inizio dell’attività lavorativa i detenuti avevano standard di produttività pari circa al 55%, attualmente (ottobre 2006) gli standard di produttività sono vicini all’80%.

Quali sono, invece, gli aspetti di maggiore criticità?

Gli aspetti di criticità riscontrati sono sostanzialmente tre. Innanzitutto, la difficoltà di comunicazione ed interazione che inevitabilmente si incontra quando la sede dell’attività lavorativa è il carcere. E’ difficile fare cambiamenti dell’ultimo minuto, oppure intervenire in casi di problemi improvvisi sul luogo di lavoro. E’ comunque apprezzabile l’estrema disponibilità e l’atteggiamento di apertura dimostrati dalla Direzione del carcere nel tentativo di proporre soluzioni a questi problemi.

In secondo luogo, l’eccessivo turn over dei detenuti coinvolti, soprattutto in seguito all’introduzione del provvedimento di indulto. Infatti quando un detenuto impiegato nell’attività lavorativa viene scarcerato, occorre sostituirlo con un altro. Ma ciò significa iniziare daccapo la formazione e dunque riportare indietro la produttività. Non voglio entrare nel merito dell’efficacia o meno del provvedimento di indulto, dico solo che nel nostro caso specifico abbiamo risentito della discontinuità delle prestazioni lavorative.

Infine alcune difficoltà legate al fatto che gli spazi a disposizione, pur ampi, non sono nati per ospitare una attività lavorativa come quella attualmente in atto: gli accessi sono problematici e poco indicati per la movimentazione di materiale (es. porte strette o rampe di accesso troppo ripide per l’utilizzo di carrelli)

Una volta conclusa la sperimentazione (a dicembre 2006), sarà possibile assumere stabilmente i lavoratori nella vostra azienda?

Per forza di cose non è possibile. Infatti l’attività oggetto della sperimentazione (il cablaggio) è una tipologia di attività che, nella nostra azienda, viene abitualmente affidata all’esterno mediante commesse a terzi. In azienda non esiste un apparato di assemblaggio che possa impiegare stabilmente del personale.

Ripeterete un’ esperienza simile se vi si ripresenterà l’occasione?

Data la positività dell’esperienza in corso, sicuramente non escludiamo la possibilità di mettere in atto in futuro altre forme di collaborazione con il carcere.

 

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Conclusione del Progetto Strade

(18 dicembre 2007)

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