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L’associazione Antigone presenta i dati dei primi tre mesi di attività degli osservatori coinvolti nella Campagna 'Il carcere dopo l'indulto': aumento della popolazione carceraria e uso massiccio degli psicofarmaci
(Roma, 18 maggio 2007)


L’Associazione Antigone ha diffuso i dati dei primi tre mesi di attività degli osservatori coinvolti nella Campagna 'Il carcere dopo l'indulto', che mira a verificare, con particolare attenzione, il funzionamento dell'assistenza sanitaria e l’attuazione del regolamento penitenziario nelle strutture carcerarie italiane.

Al 13 maggio sono state effettuate 24 visite in 23 istituti*: "dopo l’approvazione del provvedimento di indulto, soprattutto nei piccoli istituti, le direzioni hanno preferito chiudere molti reparti carcerari per risparmiare sul personale ma il disagio della popolazione detenuta è continuato perché nessuno si è preoccupato di rendere più vivibili le strutture utilizzate”.

 

Partita il 15 febbraio scorso, la campagna, lanciata da Antigone per monitorare la condizione del carcere dopo l’indulto, ha registrato, tra l’altro, un preoccupante aumento della popolazione carceraria: erano 39.157 i detenuti a gennaio 2007 secondo il Dap, sono, ad oggi, 42.702 di cui il 35% rappresentato da stranieri.

Dai dati presentati dagli osservatori di Antigone risulta che nessuno degli istituti visitati ha dato piena attuazione alle prescrizioni previste nel Regolamento penitenziario (d.P.R. n. 230/2000)
. Infatti  in 4 carceri su 5 non ci sono mediatori culturali e le docce non sono collocate all’interno della cella. In 3 carceri su 5 le finestre sono dotate di schermature e in circa il 40% dei casi i servizi igienici delle celle non sono dotati di acqua calda e non sono collocati in un vano separato rispetto a quello che ospita i letti. Ancora: nel 50% dei casi non sono consentiti colloqui in spazi all’aria aperta e nelle sezioni femminili i servizi igienici delle celle non sono dotati di bidet.

Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria “desta preoccupazione l’uso massiccio di psicofarmaci: oltre il 50% dei carcerati fa uso di questi medicinali”, sottolineano gli osservatori: si usano soprattutto ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici, antinfiammatori, antidolorifici, farmaci per lo stomaco.

Alto anche il numero di tossicodipendenti. Le malattie maggiormente diffuse sono le epatiti e le malattie della pelle; inoltre si riscontrano problemi per l’approvvigionamento dei farmaci e in molti istituti non è garantita la presenza di personale medico 24 ore su 24.

In particolare gli osservatori hanno denunciato la situazione di degrado in cui versano alcuni Istituti: il reparto del presidio sanitario, riservato all’osservazione neuropsichiatria della Casa Circondariale Milano S. Vittore dove ”le celle  e il reparto stesso sono ambienti degradati e degradanti, con i muri scrostati in stato di abbandono. Ciò che colpisce è l’odore di stantio e di sporco”, scrivono.

Mentre nel carcere di Imperia “mancano i fondi per convenzioni con specialisti; il servizio di guardia medica è stato ridotto da 18 a 10 ore; il servizio psichiatrico Sert attivo per 8 ore al mese con problemi di obbligo di 4 entrate mensili (4x2) e relativa impossibilità di monitorare i nuovi entrati, così come per il servizio della psicologa che ha 18 ore al mese. E’ inoltre assente il servizio di psichiatria, pare per mancanza personale disponibile.

 

*Gli istittuti visitati sono:OPG SANT’EFRAMO NAPOLI, BELLUNO, REGINA COELI, VALLETTE TORINO, SALUZZO, IMPERIA, SANREMO, VITERBO, AVELLINO, SAVONA, VOGHERA, CUNEO, PARMA, CASTELFRANCO EMILIA, BRESCIA, PALMI, LA SPEZIA, CHIAVARI, ALESSANDRIA, SAN VITTORE MILANO, COMO, REBIBBIA FEMMINILE (2 visite), CAMERINO

 

Fonti: Redattore sociale

Associazione Antigone

 

Campagna 'Il carcere dopo l'indulto': i dati relativi ai primi tre mesi di attività

Link a campagna carcere

 

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