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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano visita il Carcere di Rebibbia e commenta l’indulto: “misura eccezionale, ma necessaria”.
(Roma, 8 maggio)

 

Durante la prima visita da capo dello Stato in un istituto penitenziario (quello di Rebibbia a Roma), Giorgio Napolitano difende il provvedimento di clemenza approvato dal Parlamento nell’agosto scorso. Secondo il presidente della Repubblica, infatti, l’indulto è stato "un passo eccezionale ma necessario per rendere più vivibili e degne le carceri italiane." Nonostante continui il dibattito pubblico politico sugli effetti del provvedimento, Napolitano sottolinea dunque come l’indulto sia stato un intervento indispensabile per far fronte nell’immediato all’emergenza carceraria. Nel lungo periodo, invece, il capo dello Stato ritiene che la soluzione dei problemi legati al sovraffollamento negli istituti penitenziari debba passare anche per un ampliamento delle misure alternative al carcere, viste altresì come strumento a sostegno dei detenuti e del loro reinserimento. “Ribadisco […] la mia convinzione che la pena detentiva debba essere riservata a chi commette crimini che destano allarme, che ledono gravemente valori e interessi preminenti e intangibili. Ribadisco la mia convinzione, nello stesso tempo, che l'esecuzione della pena detentiva deve avvenire nel rispetto della dignità del detenuto, e offrendo a questi le condizioni per il suo reinserimento sociale.” L’incontro con i detenuti del carcere di Rebibbia ha rappresentato così un’occasione per porre l’accento sulla situazione ancora critica della carceri italiane, cui, secondo Napolitano, è necessario far fronte pensando a un’attenta e strutturale riforma dell’ordinamento giudiziario.

 

il guardasigilli Clemente Mastella, che, insieme al capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Ettore Ferrara, ha accompagnato il capo dello Stato nella visita al carcere romano, ha a sua volta sostenuto la legittimità e la necessità dell’indulto: “Tale provvedimento, […] inquadrato in una prospettiva più ampia, di ammodernamento del sistema delle pene e della prevenzione ha comportato l’adeguamento della presenza dei detenuti entro i limiti regolamentari, senza produrre – statistiche alla mano – alcuna crescita dei fenomeni criminali. Anzi l’analisi dei flussi di rientro ha dimostrato come la recidiva dei soggetti beneficiari del provvedimento di clemenza si sia mantenuta all’interno di limiti certamente più bassi delle attese.” Gli ultimi dati resi noti dal Viminale confermano infatti che il tasso di recidiva tra i beneficiari dell’indulto si ferma al 12%.

 

Le parole del Capo dello Stato  a favore dell’indulto sono state commentate anche dall’Associazione Antigone: ''sono di grande umanità e senso di giustizia”, ha dichiarato il presidente dell’Associazione, Patrizio Gonnella. “La pena detentiva deve essere ridotta ad estrema ratio e i diritti delle persone private della libertà devono essere rispettate. Per questo aspettiamo che arrivi una vera stagione riformatrice che non vanifichi il provvedimento di indulto.”

 

In occasione della visita del Capo dello Stato anche i detenuti di Rebibbia hanno fatto sentire la loro voce e, attraverso l’Associazione Papillon, hanno presentato una serie di proposte per migliorare la qualità della vita negli istituti di pene. Tra le proposte più significative c’è il sollecito ad una seria riflessione sulla custodia cautelare in carcere; la segnalazione dell’urgenza dell’istituzione del garante nazionale dei detenuti e la rivedicazione del principio della certezza della pena.

"Attualmente”, dicono a questo proposito detenuti dell’ Associazione Papillon nel documento presentato agli organi statali, “vi sono oltre 22.000 detenuti in attesa di giudizio. Per la prima volta in Italia, la quantità dei detenuti giudicabili ha superato quella dei condannati definitivi e la maggioranza di essi proviene dal mondo dell'emarginazione e della tossicodipendenza. Le statistiche poi ci dicono che ogni anno oltre la metà dei detenuti giudicabili vengono assolti per non aver commesso il fatto”. 

 

Fonti:

Ristretti Orizzonti
Ministero della Giustizia

Vita

Testo del discorso del Presidente della Repubblica

 

 

      

 
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